mercoledì 8 agosto 2007

IL CARTELLO SUI CARBURANTI / 1. Poco e male





















dalla "Stampa" di mercoledì 8 agosto 2007

Poco e male

di Francesco Manacorda

Se dovesse continuare così, a colpi di pesanti rimbrotti governativi e di esigui ribassi di due centesimi ogni giorno, si corre il rischio che il pieno per il ritorno dalle vacanze diventi praticamente gratuito.

Tranquillizzatevi subito, non sarà così.

Ma resta il fatto che lo sfoggio di ottima volontà dell’Agip - per due giorni consecutivi ha ridotto il prezzo dei carburanti in perfetta sincronia con le critiche venute prima da Pierluigi Bersani e poi da Romano Prodi - lascia intravedere l’ombra di un eccesso di zelo che poco ha a che vedere con il mercato: che lo si guardi dalla parte dei consumatori ma anche da quella degli azionisti del colosso petrolifero.

Quattro centesimi al litro per la benzina verde non saranno moltissimi ma - vale la pena di ricordarlo - rappresentano la promessa di riduzione complessiva dei prezzi che l’Agip (controllata dall’Eni) ha preso alcune settimane fa con l’Antitrust - e solo per i distributori self-service - nella speranza di evitare le multe che assieme agli altri gruppi petroliferi potrebbe ricevere per punire un presunto cartello sui prezzi. Adesso, potenza di eventi non troppo misteriosi, quei quattro centesimi si concretizzano in due soli giorni. E anche gli altri produttori, con ogni probabilità, seguiranno, visto che, di fatto, è il cane a sei zampe, grazie al suo potere di mercato, a fissare i prezzi anche per la concorrenza.

E' vero, nell’annunciare ieri il suo secondo ribasso, l’Agip ha voluto fugare ogni dubbio di sudditanza politica spiegando che il calo avviene «per effetto del proseguimento del trend al ribasso dei prezzi internazionali della benzina e del gasolio». Peccato però che, come autorevoli protagonisti del settore hanno spiegato in questi giorni, nell’ultimo anno il prezzo all’ingrosso della benzina verde sia sceso, in euro, di circa il 13 per cento.

Qualcuno ha mai visto ribassi anche pallidamente simili a quella percentuale a due cifre, facendo rifornimento al distributore sotto casa o in autostrada? Sembra più logico, allora, pensare che queste diminuzioni di prezzo, finora elegantemente dribblate, siano in qualche modo l’effetto obbligato delle critiche governative e della voglia dei vertici dell’Eni di non scontentare quel potere pubblico che in fondo è sempre l’azionista di maggioranza della società, con poco meno del 30% del capitale.

Poco male, si potrebbe dire: in fondo, anche grazie all’ondata di sana indignazione mediatica e politica, il pieno costerà meno e questo è ciò che conta. Ma pensarlo è una scorciatoia per almeno due motivi. Il primo riguarda il ruolo e gli azionisti dell’Eni - se il 30% è pubblico, l’altro 70% è in mano a privati e grandi investitori istituzionali - che non saranno entusiasti di vedere la loro società piegarsi in qualche modo a una, pur benemerita per molti, pressione politica. Il ribasso precipitoso rischia insomma di dimostrarsi una prova di immaturità societaria più che di responsabilità sociale.

Il secondo motivo riguarda più in generale un mercato inceppato dove si muovono pochi attori e dove la concorrenza stenta. Parlare di «oligopolio petrolifero» e contrapporlo al peso delle accise come causa degli alti prezzi della benzina, come ha fatto ieri il sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi, fa parte di un rimpallo di responsabilità, ma evidenzia anche un dato - quello che in Italia ci sono pochi operatori con movimenti sui prezzi spesso più sincronizzati di una squadra di majorettes - che difficilmente si può negare.

Nel mercato dei pochi operatori contenti e dei tanti consumatori insoddisfatti, abbassare i prezzi per decreto - o peggio ancora per rimbrotto - può anche ottenere un effetti immediato ma non è il modo migliore per arrivare a un’economia svincolata ed efficiente.

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