venerdì 28 settembre 2007

Area ex Saronio: l'Asl mette sotto esame i pozzi privati di Cerro al Lambro














Dal quotidiano "Il Cittadino" di venerdì 28 settembre 2007, pagina 20

Cerro - L’autorità sanitaria intanto sta aspettando i risultati delle analisi effettuate sui terreni


Ex Saronio, sotto esame i pozzi privati

L’Asl Milano 2 dà il via ai controlli dell’acqua utilizzata nelle cascine

Quindici pozzi di Cerro sotto la lente dell’Asl e della provincia di Milano. Per controllare che l’acqua non sia inquinata. «Da lunedì - spiega il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl di Milano 2 Maurizio Montanelli - passeremo al setaccio una quindicina di pozzi privati. Si tratta di pozzi utilizzati nelle cascine, in campagna, non collegati alla rete idrica cittadina».

L’iniziativa rientra nella campagna dell’Asl, con l’obiettivo di esaminare la situazione legata all’inquinamento conseguente all’attività della ditta chimica Saronio, nei comuni di Melegnano e Cerro.

Non più tardi dello scorso luglio l’Asl aveva sollevato il problema denunciando, nel corso di un incontro in regione, come la «falda superficiale del comune di Melegnano che prosegue in direzione del comune di Cerro risulta fortemente inquinata, almeno fino al setto argilloso che separa la falda superficiale da quella tradizionale. Gli inquinanti presenti destano forti preoccupazioni perché contengono ammine aromatiche, fra cui la benzidina e la betanaftilamina, noti cancerogeni umani per la vescica».

L’Asl però ha evidenziato anche importanti quantitativi di benzene che è un noto cancerogeno, oltre a cloroformio, diclorobenzene e cloronitrobenzene in concentrazioni anche mille volte superiori ai limiti della soglia di contaminazione stabilita dalla legge.

«Abbiamo stilato l’elenco dei pozzi privati - spiega Montanelli -; la prossima settimana, insieme al geologo della provincia faremo i prelievi in una quindicina di cascine che utilizzano i loro pozzi, che hanno un pescaggio superficiale. Per quanto riguarda Melegnano, stiamo facendo ulteriori controlli sui casi più a rischio. Per il resto siamo in attesa degli esiti».

La prossima settimana, intanto, l’Asl incontrerà il Comune di Melegnano per decidere dove fare i controlli sull’inquinamento indoor, sostanzialmente quello provocato dalle evaporazioni del benzene e degli idrocarburi in locali tipo cantine e garage.

«Anche per quanto riguarda la possibile contaminazione degli orti - precisa Montanelli - stiamo preparando la documentazione da trasmettere all’Icps, Centro internazionale per la sicurezza degli antiparassitari e la prevenzione sanitaria, sulle sostanze da individuare».

Il Sindaco di Cerro Dario Signorini, dal canto suo, si era già detto tranquillo per quanto riguarda il suo Comune: «Abbiamo chiesto ai cittadini che utilizzano pozzi privati di far fare le analisi all’Asl e di mandarci i risultati - aveva detto -; gli esiti sono sempre stati buoni. Le analisi vengono fatte spesso dal Cap e problemi non ci sono. Siamo impegnati da anni su questo fronte e i pozzi funzionano solo con i filtri. Quelli che utilizzano il pozzo in campagna hanno fatto le analisi per conto loro e non ci sono mai stati esiti positivi».

Cristina Vercellone

martedì 25 settembre 2007

Sull'area ex Saronio a Melegnano due silenzi inquietanti e vergognosi














Il terreno dell’area ex Saronio a Melegnano è una vera bomba ecologica che solo in parte è già esplosa.

Quel terreno, nonostante la “bonifica” realizzata da poco, è pronto a scatenare ancora i propri veleni su chi vive intorno.

Lo ha spiegato Cristina Vercellone in un bell’articolo sul “Cittadino” del 15 settembre: «Secondo la relazione dell’Asl, “le analisi rilevano anche la presenza di importanti quantitativi di benzene (fino a 660 microgrammi), altro noto cancerogeno umano”… “anche la presenza di cloroformio, diclorobenzene, cloronitrobenzeni in concentrazioni anche di mille volte superiori ai limiti della soglia di contaminazione stabilita dalla legge”… Quello dell’acqua però non è l’unico problema generato dalla ex Saronio. Nei prossimi giorni l’Arpa di Milano darà il via anche ad analisi all’interno delle case, soprattutto in cantine e seminterrati per via del “rischio non accettabile generato dal percorso dei vapori indoor derivati dalla falda superficiale. Tale rischio - spiega Montanelli - è dovuto al benzene e agli idrocarburi. Poiché negli anni, parte dell’ex Saronio e vaste aree circostanti sono state oggetto di edificazione industriale e residenziale, è necessario valutare il rischio costituito dal potenziale di evaporazione del benzene e degli idrocarburi negli edifici a cominciare da cantine e garage. Anche su questo aspetto interverrà l’Istituto superiore di sanità”».

Su questo “lago di veleni”, come giustamente titolato dal "Cittadino", pesano due silenzi assordanti e vergognosi.

Il primo, tombale silenzio viene dall’ex Sindaco nonché attuale assessore provinciale “verde” Pietro Mezzi.

Il dottor Mezzi guidava la sua seconda Giunta nel 2001 quando l’amministrazione di Melegnano varò la variante urbanistica con la quale il Comune di Melegnano dava il via alla lottizzazione dell’area ex Saronio.

E sì che, come spiegava al “Cittadino” del 15 settembre un altro ex sindaco, Nino Dolcini, «il problema dell’inquinamento generato dalla ex Saronio è noto fin dai tempi dell’amministrazione Mezzi».

Forse è appena il caso di ricordare che l’inquinamento da ammine e idrocarburi aromatici nell’area della Saronio era tristemente noto a Melegnano e nei dintorni da decenni: una indagine epidemiologica del 1977, cito ancora dal “Cittadino” del 6 gennaio 2006, «registrava 38 casi di morte per tumori alla vescica tra gli ex dipendenti» della Saronio, «pari a 3 volte la mortalità media nazionale per tale malattia. All’origine dei tumori le famigerate ammine aromatiche, sostanze fondamentali nel processo produttivo dei coloranti per tessuti, a quanto pare impiegate nello stabilimento senza alcuna misura di prevenzione o protezione nei confronti dello sviluppo di vapori e polveri».

Signor Mezzi, non ha nulla da dire al riguardo? Non crede di dover spiegare come è giunto a concepire la lottizzazione, anche a scopo residenziale, di un’area così altamente inquinata? Davvero un professionista della sua competenza, un verde della sua sensibilità poteva credere che bastasse la bonifica iniziata nell’estate 2005 a risanare un’area così compromessa sino al punto di prevedere la realizzazione di un complesso residenziale?

Non ha nulla da dire nemmeno il signor Margutti, assessore all’Urbanistica nella Giunta Dolcini, che al “Cittadino” del 5 aprile 2006 dichiarava «Ovviamente i residenti dell’area saranno coinvolti, sia per quanto riguarda il piano di lottizzazione dell’area che per i risvolti di ordine viabilistico. Prossimamente è in calendario un vertice con le parti interessate per fare il punto della situazione».

Ma a inquietare ancora di più è il secondo silenzio, questo davvero incredibile. Mi riferisco al mutismo sul problema dell’attuale Giunta municipale, dal sindaco avvocato Vito Bellomo al vicesindaco Enrico Lupini, che ha le deleghe all’Urbanistica, Edilizia Privata ed Edilizia Residenziale Pubblica.

Bellomo e Lupini tacciono: nelle ultime settimane Bellomo e Lupini si sono cimentati in una sorta di gara fatta di dichiarazioni alla stampa su tutto lo scibile umano, una corsa a chi la spara più grossa, su temi che spaziano dalla sicurezza allo sport. Il duo lancia la “partita del cuore”, si fa fotografare mentre scaccia i mendicanti e gli zingari dal mercato, mentre presenta “Miss Melegnano 2007”, si mostra in pubblico in ogni occasione.

Su questo tema, che riguarda la salute di migliaia e migliaia di loro concittadini, che viene portato a loro conoscenza dal "Cittadino", né il Sindaco né il vicesindaco e assessore di Melegnano hanno trovato la forza di dire sino a oggi una sola parola. Niente. Silenzio assoluto. Tutto tace. Qui non ci sono miss da incoronare, non ci sono mamme da salutare, non ci sono fotografi per mettersi in posa, marziale o ginnica non si sa.

Hanno proprio ragione a temere l’indifferenza dell’amministrazione cittadina i melegnanesi che hanno organizzato il Comitato Ovest. Avevano ragione in passato e ce l’hanno tutt’oggi.

Chi domani vivrà nelle case costruite sull’area ex Saronio cosa respirerà? E chi vive lì attorno cosa respira tutti i giorni?

Ma questo non fa testo. Chi è morto giace, chi è stato o sta al Broletto tace.

Intanto chi costruisce, con una giunta “verde” o con una giunta “azzurra”, continua tranquillamente a fare il proprio business.

Nicola Borzi
nicolaborzi@gmail.com

venerdì 7 settembre 2007

Melegnano: sulla sicurezza troppa confusione dalla Giunta, solo silenzi dalla sinistra radicale















Lettera al direttore del quotidiano “Il Cittadino” di Lodi

Melegnano: sulla sicurezza troppa confusione dalla Giunta,
solo silenzi dalla sinistra radicale

Signor Direttore,

nell'intervista di Stefano Cornalba al sindaco di Melegnano sul "Cittadino" di venerdì 7 settembre, Vito Bellomo risponde così alla domanda su cosa pensi della proposta del vicesindaco Enrico Lupini (riportata dal "Cittadino" del 31 agosto) di estendere l’ordinanza fiorentina sui lavavetri all’accattonaggio e alla prostituzione: «Si tratta di un’ipotesi decisamente interessante di cui, proprio in questi giorni, stiamo verificando l’attuazione pratica».

Premetto che reputo importante che l'Amministrazione cittadina intervenga sui problemi della sicurezza. Garantire ai melegnanesi tranquillità e incolumità, propria e dei propri beni, quando essi si trovino nella propria casa come in qualunque spazio comune della città, è una priorità che deve trovare risposte adeguate nei programmi e negli interventi di ogni amministrazione. La sicurezza è patrimonio comune e chi amministra per il bene comune deve farsene carico: il tema, quindi, non può essere prerogativa di una parte politica piuttosto che dell'altra. La sicurezza, insomma, non è né di destra né di sinistra.

Nelle loro dichiarazioni, però, Bellomo e Lupini hanno fatto un solo fascio di questioni diverse: problemi sociali (accattonaggio), problemi di sicurezza stradale e di ordine penale (lavavetri), vere emergenze criminali (prostituzione).

Affrontiamo quindi questi tre temi uno per uno, senza confonderli inappropriatamente.

L'accattonaggio è, innanzitutto, una questione sociale. Finché il mendicante, italiano o straniero non fa differenza, si limita a chiedere l'elemosina non crea alcun problema o fastidio. Diverso è se alla risposta negativa, la richiesta del mendicante si trasforma in insulto, molestia o, peggio ancora, aggressione fisica: in questo caso però il Codice già prevede le conseguenze appropriate. Dunque si tratta solo di fare rispettare la legge. Questo compito spetta alle Forze dell'ordine e alla Polizia locale, che ne hanno gli strumenti. Tuttavia, Forze dell'ordine e Vigili devono agire con discernimento e rigore, ma senza eccessi né spettacolarizzazioni controproducenti. Per citare un solo esempio, a puro titolo di ipotesi, la Polizia locale rischierebbe di compromettere la propria credibilità e autorevolezza se commettesse errori quali, ad esempio, quello di trattenere persone per tutta la notte nei locali del proprio Comando.

La questione dei lavavetri attiene invece all'accattonaggio ma anche ai problemi della sicurezza stradale. Ci sono uomini, donne o peggio bambini che mettono a rischio la propria vita e la propria incolumità chiedendo l'elemosina in cambio del lavaggio del parabrezza ai semafori. Occorre impedire che possano fare del male a sé e rischiare di farne anche a pedoni o ciclisti di passaggio. In questo campo, però, si finisce spesso per riscontrare che i lavavetri violano la legge se obbligano altre persone, in particolare i minori, alla mendicità. Un atto, questo, che è reato e che si aggrava se l'imposizione è esercitata con la violenza o, peggio, con forme di riduzione in schiavitù.

La prostituzione, infine, non è reato: un cittadino, donna o uomo che sia, libero maggiorenne e in possesso delle sue capacità può decidere di vendere il proprio corpo. E' reato invece sfruttare la prostituzione e ancora più odioso è obbligare qualcuno a prostituirsi, minacciarlo, ridurlo a uno schiavo, ferirlo o come spesso purtroppo succede ucciderlo se cerca di sfuggire al racket. Qui devono intervenire le Forze dell'ordine e tutti noi speriamo che lo facciano in modo sempre più duro contro gli sfruttatori che mettono in schiavitù sulle nostre strade ragazze nemmeno maggiorenni. Ma al contrasto della legge occorre affiancare un'opera ancora più importante: gli adulti devono educare i ragazzi al rispetto della donna e devono smettere di pagare per il sesso. Solo così si asciuga davvero l'acqua sporca nella quale continua a sguazzare questa immonda tratta di esseri umani.

Queste sono le parole che il sindaco Bellomo e il vicesindaco Lupini avrebbero dovuto rivolgere al suo giornale, signor Direttore.
Queste ma non solo queste: anche altre parole, ad esempio sulla necessità di contrastare un'altra emergenza, ben più grave che non quella dei mendicanti e dei lavavetri su cui si sono dilungati anche troppo. Parlo dell'emergenza della droga, del fiume di cocaina che da qualche anno ma sempre più ogni giorno che passa, come hanno dimostrato le indagini dell'Asl Milano 2 riportate anche dal suo giornale, è ormai nelle mani di troppi ragazzi e ragazze di Melegnano, sempre più giovani, sempre più esposti a richiami devastanti.

Su questo, a tutt'oggi, nonostante le denunce e gli appelli rivolti anche dal suo giornale, signor Direttore, né Bellomo né Lupini hanno detto una sola parola. Le due massime cariche cittadine di Melegnano dimostrano dunque inequivocabilmente, con le loro parole roboanti ma incapaci di centrare i veri problemi che affliggono la città, lo scarso spessore della loro proposta amministrativa.

Solo parole, invece, sono uscite questa estate dalle bocche degli amministratori, Bellomo e Lupini in testa, sul problema delle truffe agli anziani, un crimine odioso che andrebbe preso di mira e stroncato con la massima severità. Un crimine che a Melegnano rischia di diventare un'emergenza, vista l'età media dei cittadini melegnanesi che è la più alta di tutta tra quelle di tutti i Comuni della zona. Poche parole in un volantino distribuito alla bell'e meglio, arrivato a estate già inoltrata, in qualche palazzo.

Ma Bellomo e Lupini, purtroppo, non sono i soli a fare discorsi sbagliati su questi problemi. Sbagliano, forse in modo anche peggiore, anche tutti gli esponenti della sinistra "radicale", per i quali le politiche sulla sicurezza sono solo "securitarie", cioé inutili, anzi dannose, controproducenti, dunque reazionarie per definizione.

Parlo di quegli esponenti delle diverse forze della sinistra radicale, Verdi, Rifondazione, Comunisti Italiani ma anche qualche componente della Sinistra democratica di Mussi e Angius, che quando erano nella passata Amministrazione comunale hanno sempre ostacolato i lavori di chi, come l'Ulivo, chiedeva più sicurezza, telecamere di controllo, più presenza della Polizia locale nelle strade, fuori dai pubblici esercizi e nei quartieri, maggior rigore nei confronti dei troppi racket che stringono la loro tenaglia sui cittadini. La sinistra "radicale", con la sua opposizione ideologica e distorta a ogni tentativo di azione concreta sul tema della sicurezza, dimostra una volta di più di essere ormai un elemento totalmente estraneo al progetto di una amministrazione al passo con i cittadini. La sinistra "radicale", ormai, di "radicale" ha solo un elemento: la sua cecità alle istanze concrete, quotidiane di quella società di cui pretende di interpretare e rappresentare i bisogni.

Nicola Borzi
nicolaborzi@gmail.com